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кофе alle stelle.

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Giannutri

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

(Rimando da Isola di Giannutri)

Coordinate: 42°15′N 11°06′E / 42.25, 11.1

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Veduta del Porto Romano dell'Isola di Giannutri con l'Isola del Giglio sullo sfondo
Veduta del Porto Romano dell'Isola di Giannutri con l'Isola del Giglio sullo sfondo

Giannutri è l'isola più meridionale dell'Arcipelago Toscano e si trova a circa 6 miglia a sud dell'Isola del Giglio.

Lunga circa 3 chilometri e larga poco più di 500 metri ha due approdi: Cala Spalmatoio, a sud-est e Cala Maestra, a nord-ovest. In prossimità di Cala Maestra si trovano i resti di una bella villa romana del II secolo d.c., edificata dalla famiglia dei Domizi Enobarbi. Nonostante la rilevanza artistica e storica dei resti, la villa è attualmente chiusa per restauro.

Turismo [modifica]

L'isola è visitabile con un servizio di traghetto giornaliero d'estate con partenza da Porto Santo Stefano. D'inverno la frequenza dei collegamenti si riduce.

Sull'isola, che è sotto la tutela dell'Ente "Parco dell'Arcipelago Toscano", non vi sono alberghi ed è vietato il campeggio ma è possibile affittare piccole residenze private.

Subacquea [modifica]

L'isola ha notevole interesse per la subacquea, grazie alle pareti verticali ricche di gorgonie, spugne, coralli e tunicati. Oggi la maggior parte dei fondali sono stati indicati come zona protetta di tipo "A" (nella quale sono proibite la navigazione, la pesca e le immersioni) e quindi da un lato si è favorito il ripopolamento ittico, dall'altro ha reso difficile trovare dei buoni punti d'immersione. Si possono comunque trovare liberi per l'immersione le estese praterie di posidonia e i due relitti dell'Anna Bianca (a 40-50 metri di profondità) e del Nasim (a 60 metri).

Galleria immagini [modifica]

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Fratelli d'Italia.

Dobbiamo alla città di Genova Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli. Scritto nell'autunno del 1847 dall'allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, il Canto degli Italiani nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro l'Austria. L'immediatezza dei versi e l'impeto della melodia ne fecero il più amato canto dell'unificazione, non solo durante la stagione risorgimentale, ma anche nei decenni successivi. Non a caso Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazioni del 1862, affidò proprio al Canto degli Italiani - e non alla Marcia Reale - il compito di simboleggiare la nostra Patria, ponendolo accanto a God Save the Queen e alla Marsigliese. Fu quasi naturale, dunque, che il 12 ottobre 1946 l'Inno di Mameli divenisse l'inno nazionale della Repubblica Italiana.
 

Ritratto di Goffredo Mameli

Il poeta

Goffredo Mameli dei Mannelli nasce a Genova il 5 settembre 1827. Studente e poeta precocissimo, di sentimenti liberali e repubblicani, aderisce al mazzinianesimo nel 1847, l'anno in cui partecipa attivamente alle grandi manifestazioni genovesi per le riforme e compone Il Canto degli Italiani. D'ora in poi, la vita del poeta-soldato sarà dedicata interamente alla causa italiana: nel marzo del 1848, a capo di 300 volontari, raggiunge Milano insorta, per poi combattere gli Austriaci sul Mincio col grado di capitano dei bersaglieri. Dopo l'armistizio Salasco, torna a Genova, collabora con Garibaldi e, in novembre, raggiunge Roma dove, il 9 febbraio 1849, viene proclamata la Repubblica. Nonostante la febbre, è sempre in prima linea nella difesa della città assediata dai Francesi: il 3 giugno è ferito alla gamba sinistra, che dovrà essere amputata per la sopraggiunta cancrena. Muore d'infezione il 6 luglio, alle sette e mezza del mattino, a soli ventidue anni.
Le sue spoglie riposano nel Mausoleo Ossario del Gianicolo.

 

Ritratto di Michele Novaro

Il musicista

Michele Novaro nacque il 23 ottobre 1818 a Genova, dove studiò composizione e canto. Nel 1847 è a Torino, con un contratto di secondo tenore e maestro dei cori dei Teatri Regio e Carignano. Convinto liberale, offrì alla causa dell'indipendenza il suo talento compositivo, musicando decine di canti patriottici e organizzando spettacoli per la raccolta di fondi destinati alle imprese garibaldine. Di indole modesta, non trasse alcun vantaggio dal suo inno più famoso, neanche dopo l'Unità. Tornato a Genova, fra il 1864 e il 1865 fondò una Scuola Corale Popolare, alla quale avrebbe dedicato tutto il suo impegno. Morì povero, il 21 ottobre 1885, e lo scorcio della sua vita fu segnato da difficoltà finanziarie e da problemi di salute. Per iniziativa dei suoi ex allievi, gli venne eretto un monumento funebre nel cimitero di Staglieno, dove oggi riposa vicino alla tomba di Mazzini.
 




spartito dell'Inno

 

testo dell'Inno

Come nacque l'inno

La testimonianza più nota è quella resa, seppure molti anni più tardi, da Carlo Alberto Barrili, patriota e poeta, amico e biografo di Mameli. Siamo a Torino: "Colà, in una sera di mezzo settembre, in casa di Lorenzo Valerio, fior di patriota e scrittore di buon nome, si faceva musica e politica insieme. Infatti, per mandarle d'accordo, si leggevano al pianoforte parecchi inni sbocciati appunto in quell'anno per ogni terra d'Italia, da quello del Meucci, di Roma, musicato dal Magazzari - Del nuovo anno già l'alba primiera - al recentissimo del piemontese Bertoldi - Coll'azzurra coccarda sul petto - musicata dal Rossi. In quel mezzo entra nel salotto un nuovo ospite, Ulisse Borzino, l'egregio pittore che tutti i miei genovesi rammentano. Giungeva egli appunto da Genova; e voltosi al Novaro, con un foglietto che aveva cavato di tasca in quel punto: - To' gli disse; te lo manda Goffredo. - Il Novaro apre il foglietto, legge, si commuove. Gli chiedono tutti cos'è; gli fan ressa d'attorno. - Una cosa stupenda! - esclama il maestro; e legge ad alta voce, e solleva ad entusiasmo tutto il suo uditorio. - Io sentii - mi diceva il Maestro nell'aprile del '75, avendogli io chiesto notizie dell'Inno, per una commemorazione che dovevo tenere del Mameli - io sentii dentro di me qualche cosa di straordinario, che non saprei definire adesso, con tutti i ventisette anni trascorsi. So che piansi, che ero agitato, e non potevo star fermo. Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convulse quel povero strumento, sempre cogli occhi all'inno, mettendo giù frasi melodiche, l'un sull'altra, ma lungi le mille miglia dall'idea che potessero adattarsi a quelle parole. Mi alzai scontento di me; mi trattenni ancora un po' in casa Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi della mente. Vidi che non c'era rimedio, presi congedo e corsi a casa. Là, senza neppure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte. Mi tornò alla memoria il motivo strimpellato in casa Valerio: lo scrissi su d'un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani: nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per conseguenza, anche sul povero foglio; fu questo l'originale dell'inno Fratelli d'Italia." 
 

ascolta l'inno
 
Mameli disegnato da Peg
 
L'inno

 

Ritratto di Scipione
La cultura di Mameli è classica e forte è il richiamo alla romanità. È di Scipione l'Africano, il vincitore di Zama, l'elmo che indossa l'Italia pronta alla guerra

La bandiera italiana
Una bandiera e una speranza (speme) comuni per l'Italia, nel 1848 ancora divisa in sette Stati

 

La battaglia di Legnano

In questa strofa, Mameli ripercorre sette secoli di lotta contro il dominio straniero. Anzitutto,la battaglia di Legnano del 1176, in cui la Lega Lombarda sconfisse Barbarossa. Poi, l'estrema difesa della Repubblica di Firenze, assediata dall'esercito imperiale di Carlo V nel 1530, di cui fu simbolo il capitano Francesco Ferrucci. Il 2 agosto, dieci giorni prima della capitolazione della città, egli sconfisse le truppe nemiche a Gavinana; ferito e catturato, viene finito da Fabrizio Maramaldo, un italiano al soldo straniero, al quale rivolge le parole d'infamia divenute celebri "Tu uccidi un uomo morto"

I Vespri sicilani

Ogni squilla significa "ogni campana". E la sera del 30 marzo 1282, tutte le campane chiamarono il popolo di Palermo all'insurrezione contro i Francesi di Carlo d'Angiò, i Vespri Siciliani.

Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò

 

rappresentazione della Vittoria
La Vittoria si offre alla nuova Italia e a Roma, di cui la dea fu schiava per volere divino. La Patria chiama alle armi: la coorte, infatti, era la decima parte della legione romana

Giuseppe Mazzini
Mazziniano e repubblicano, Mameli traduce qui il disegno politico del creatore della Giovine Italia e della Giovine Europa. "Per Dio" è un francesismo, che vale come "attraverso Dio", "da Dio"



Balilla
Sebbene non accertata storicamente, la figura di Balilla rappresenta il simbolo della rivolta popolare di Genova contro la coalizione austro-piemontese. Dopo cinque giorni di lotta, il 10 dicembre 1746 la città è finalmente libera dalle truppe austriache che l'avevano occupata e vessata per diversi mesi


Stemma asburgico

L'Austria era in declino (le spade vendute sono le truppe mercenarie, deboli come giunchi) e Mameli lo sottolinea fortemente: questa strofa, infatti, fu in origine censurata dal governo piemontese. Insieme con la Russia (il cosacco), l'Austria aveva crudelmente smembrato la Polonia. Ma il sangue dei due popoli oppressi si fa veleno, che dilania il cuore della nera aquila d'Asburgo.

 

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Нередко задумываюсь над тем, с какой целью мои соотечественники открывают кафе и рестораны. И порой в толк не возьму... Зачастую в отделку могут "вбухать" до миллиона "зелени", а на продуктах низко экономят. Прямо как в пословице ... "телегу вперед лошади впрягают". Жизнь изменилась, а они клиента тупым быдлом считают. Думают, что человеку можно любой мусор скормить в дорогом интерьере.
Помню пару лет назад в одном мега-супер ресторане "В." занимался настройкой кофейного оборудования. И в этот  момент шеф-повар-француз решил организовать планерку для официантов. Через переводчицу он поведал, что фуа-гра у них залежалась и уже "на подходе", поэтому, дескать, ее надо экстренно продать. Официанты, следовательно, должны настойчиво рекомендовать посетителям срочно отведать свежайший деликатес...
Читаешь о каком-нибудь европейском ресторане, а тебе сообщают, что в нем в одна тысяча восемьсот бородатом году любили сиживать большевики-конспираторы, и невольно понимаешь, что, да, декор в ресторанном деле штука, конечно,  важная, но человек приходит в заведение за продуктом в широком смысле слова, т.е. он хочет получить "в обойме" отменную еду, творческое самовыражение шефа,  качественный сервис и приятное времяпровождение в благородном обществе. Ведь для нас поход в ресторан - это возможность почувствовать себя "белым человеком" и, как говорят  итальянцы, gustare la vita (посмаковать жизнью). Ведь ресторатор - это представитель своего класса, а не "наперсточник и разводило". Уверен, что Полю Бокюзу никогда не было и не будет стыдно за свою кухню...
А многим нашим просто наплевать. Но клиент голосует ногами. И, в конце-концов, рестораторам-лохотронщикам воздается по заслугам, их "творения" в наши дни увядают десятками. Всякие "новиковские" экзерсисы держаться "на уровне" от силы пару месяцев, после чего обычно впадают в анабиоз и представляют собой унылое зрелище. Но, ничего, он (Аркадий) за это время понаоткрывает минимум пять новых...  Создается впечатление, что вроде есть движение вперед, а что хвост отпал никто не замечает... Забавно?
Как-то все убого это... Ведь, если человеку что-то понравилось, он обязательно вернется, чтобы освежить впечатления от прияного опыта. Неужели, это не понятно? Например, кофе-эспрессо. Те же итальянцы говорят: "un caffe' corona il pasto" (дословно, "кофе венчает еду"). В конце ужина людям свойственно заказывать какой-нибудь десерт или дигестив, чтобы после еды во рту осталось приятное послевкусие, как сладкое воспоминание о прекрасно проведенном времени. Поэтому кофе должен быть обязательно восхитительным! Если это так, клиент непременно вернется. В противном случае, он обречен на изжогу, сухость и неприяную горечь во рту. Кого он будет винить? Не догдались? Повара. Почему? Будет считать, что виной всему отвратительная стрепня.
Цена вопроса: мизерная. Разница в себестоимости порции напитка между самым дорогим и дешевым сортами кофе составляет максимум 2-3 рубля. При этом один кофе обойдется ресторатору не более 7-8 рублей. Не следует забывать, что готовый "эспрессо" в элитных ресторанах "уходит" порой за 5-6 евро, т.е. 170-200 руб. Налицо суперприбыль. Но скаредность не знает пределов. "А давайте купим кофе за "рупь" и продадим за двести... Озолотимся". Нет-с, господа, времена "дремучих лохов" закончились! Прибыль делается на количестве продаж, а не на тупой разнице между закупочной и продажной стоимостями! В наши дни сложновато продать "шипр" под видом французских духов. Поэтому и тухнет Ваш брат в неимоверных количествах. И поделом Вам за близорукость и алчность!

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Мне кажется, что российская "хорека" делится на тех, кто обитает в рамках Садового кольца, и остальных. Первые - просто инопланетяне какие-то: вбухивают непомерные деньги в дизайн ресторанов и аренду, но экономят на персонале и продуктах, т.е. на том, что собственно и является сутью ресторана: хорошо поесть и почувствовать себя "белым" человеком.

Тут наменди общался с одним ресторатором. Обставил он свою точку, нужно сказать, по высшему классу. Доходит дело до дегустации кофе. Он заявляет, что берет только самый элитный продукт. Мучаюсь 3 часа с машиной, чтобы сделать хоть что-нибудь приличное. Виной тому кофеварка. Ну чистый хлам! Нужно сказать, что мир кофейного оборудования немного схож с автомобильным. Есть производители качественные, а есть те, кто упаковыевает "запоры" в солидные формы, как в данном случае.
В конце концов, подаю что-то подобное на хороший напиток и сетую на качество техники. На это владелец мне отвечает: "Знаете сколько стоят машины на рынке?!  Мы с трудом разыскали такую дешевую!" (с восхищением).
И эта картина типична для всего ресторанного "бомонда". Спрашивается, какого толку вливать в авто самый дорогой бензин, если ездишь на ржавой малолитражке. Это как у нас в прежние времена тонировали стекла на жигулях и наклеивали мерсовскую куриную лапку... Не случайно, на Западе рестораны работают по сто-двести лет, а у нас единицы выживают более 5...

Другая типичная ситуация:
супер-пуперовский ресторан.
выбирают поставщика.
пожелания: Вылижите всего меня!
дайте в подарок позолоченную 4-х группную машину!
завалите нас посудой "Виллерой и Босх" (в их транскрипции)!
взносы менее 5000 евро не рассматриваем!
а, кстати, какие у Вас маркетинговые ходы: вы готовы напечатать нам цветные ламинированные меню? вы готовы давать бесплатно продукцию на праздники!
да, цена кофе не должна превышать 18 долларов!
да, нашему шефу нужна бесплатно кофеварка-автомат в офис! ну и, соответственно, кофе, как благодарность, ежемесячно в подарок.

На скромный вопрос: "Какие гарантии сотрудничества и сколько кофе будете закупать?"
Ответ: "Политика нашего ресторана не давать никаких гарантий. Для Вас это престижно! .... Да, и мы не связываемся ни с кем более, чем на один год!"

Посчитаем:
расходы:
кофеварка - 7000 евро
кофемолка - 700 евро
фильтр - 120 евро
посуда - 3000 евро
взнос - 500
меню - 1000 евро
бонусный продукт - 200 евро
кофеварка в офис - 600 евро
кофе шефу - 200 евро
закупка кофе у поставщика (из расчета 10 кг в месяц) - 120 х 12 евро = 1440 евро
доставка товара - 150 евро в год
услуги менеджера - 150 евро в год
налоги - 1000 евро
и прочие
------------------------------------------------------
порядка 16000 е.

наши доходы:
10 кг х 12 мес х 14 евро (то бишь 18 долл) = 1680 евро.

Следовательно, убыток - около 1000%.

На замечание: "Это неприемлимо!" Ответ: "Ну и пожалуйста. У нас очередь из желающих!"

По-моему, это диагноз для рынка?

(продолжение следует...)


  
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